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“Quel Calcio Era Pura Delizia”: Come il Brasile Ha Consolidato il Ruolo del Calcio Come Sport Più Popolare al Mondo

By: Stats Perform

Crescere nell’Inghilterra calcistica degli anni 60′ e ’70 era molto diverso da oggi. Le superstar straniere che giocavano nel campionato inglese provenivano dal resto della Gran Bretagna e dell’Irlanda, non dall’Europa continentale o dal Sudamerica. In TV non venivano trasmesse le partite delle migliori squadre e dei migliori giocatori del mondo.

Non esisteva la diretta, eccezion fatta per la finale della Coppa d’Inghilterra, le gare casalinghe della Nazionale e i Mondiali. La Gran Bretagna era un’isola, sia dal punto di vista geografico che calcistico.

In Europa non era molto diverso. Le gare non venivano trasmesse in diretta regolarmente, né quelle delle competizioni nazionali né i tornei UEFA, e di conseguenza non esisteva un calcio uniformato, in cui le squadre giocavano più o meno allo stesso modo. Internet non si sapeva cosa fosse, tanto meno YouTube o i canali sportivi per gustarsi il calcio al di fuori del proprio paese. Quando arrivava il momento dei Mondiali, potevi finalmente ammirare giocatori dei quali avevi letto soltanto sui libri o giornali e finalmente vedere davvero cose nuove che deliziavano, affascinavano e sbalordivano il pubblico, come il celeberrimo “Cruijff turn”, la pioggia di ‘papelitos’ all’Estadio Monumental di Buenos Aires, o i falli nella metà campo avversaria di un “portiere volante” come il peruviano Ramon Quiroga.

Ma nulla si staglia su quell’epoca come la Nazionale brasiliana del 1970. Tuttora considerata da molti la miglior squadra di tutti i tempi, è impossibile negare l’enorme impatto che quella Seleçao e il suo talismano Pelè ebbero sul mondo del calcio.

Dalle iconiche magliette gialle, pantaloncini blu e calzettoni bianchi nella prima competizione trasmessa in diretta a colori, allo stile di gioco bello quanto efficace. La celebre descrizione di Kenneth Wolstenholme su quel calcio che era “pura delizia” riassume perfettamente il modo in cui il Brasile del ’70 rubò i cuori di tutti gli appassionati, simboleggiando al contempo tutto ciò che vi era di grande nello sport più popolare al mondo.

Mário Zagallo è diventato il primo a vincere il Mondiale da giocatore e poi da allenatore. La sua squadra fu la prima, dagli anni ’30 in avanti, a vincere tutte le partite lungo la strada che la condusse a sollevare al cielo la Coppa del Mondo. Sei vittorie in sei partite nella fase di qualificazione. Dopodiché, altre sei partite e ulteriori sei vittorie nella fase finale, viaggiando alla media di 3.2 gol a match in Messico. Soltanto una squadra ha segnato in media più reti a partita, dal 1958, rispetto a questo stratosferico Brasile, e quella è stata l’Ungheria, nel 1982; una media, però, ‘drogata’ da una strana vittoria per 10-1 su El Salvador. La Seleçao del 1970 timbrò il cartellino tre o più volte in cinque partite su sei: un’impresa eguagliata nella storia della Coppa del Mondo soltanto dalla Germania Ovest del 1954.

Jairzinho è andato a bersaglio in tutte le sei sfide, diventando l’unico giocatore a trovare il gol in ogni singolo match della Coppa del Mondo. Del resto, a quel Brasile serviva segnare molto, dal momento che riuscì a mantenere la porta inviolata soltanto in una partita sulle sei complessive.

Com’è noto, il Brasile eccelle nelle conclusioni dalla lunga distanza. Stats Perform ha analizzato tutte le gare dei Mondiali, a partire dal 1966 compreso. Durante quel periodo, la Seleçao ha segnato 37 gol da fuori area, ovvero 11 in più rispetto a quelli realizzati dalla Germania, seconda in questa classifica, e più del doppio di quelli messi a referto da qualsiasi altra squadra. Non bisogna, però, guardare soltanto alla mole delle conclusioni, ma anche alla qualità; solo la Corea del Sud, infatti, vanta una percentuale più alta (6%) di gol dalla distanza, rispetto a quella registrata dal Brasile (4,4%, una rete ogni 23 tiri da fuori).

Gol da fuori area ai Mondiali dal 1966

SquadraGol
Brasile37
Germania26
Olanda16
Corea del Sud14
Argentina13

Il Brasile ha segnato 13 gol su punizione diretta: più del doppio rispetto a qualsiasi altra squadra ai Mondiali nello stesso periodo.

Gol su punizione diretta dal 1966

SquadraGol
Brasile13
Germania6
Corea del Sud5
Argentina5

Tra il 1966 e il 2018, solo nove squadre hanno segnato due gol su sviluppi di punizione diretta nella fase finale di un Mondiale: quattro di queste erano brasiliane, compresa la rappresentativa del 1970.

Sono talmente tanti i momenti da incorniciare che il Mondiale del 1970 potrebbe restare impresso nella memoria più di qualsiasi altro. E sia il Brasile che Pelè sono al centro di molti di questi. Ricordiamo il contrasto di Bobby Moore su Jairzinho; l’elevazione straordinaria di testa di Pelè per il 100° gol del Brasile a un Mondiale e ancora l’incornata del più forte giocatore del mondo neutralizzata da Gordon Banks con quella che diventerà la ‘parata del secolo’. E, poi, la conclusione velenosa di Pelè dalla propria metà campo (54 metri) fuori di poco nel match contro la Cecoslovacchia, anche se il tiro scagliato più da lontano dal fenomeno verdeoro è stato quello contro l’Uruguay, quando provò a centrare il bersaglio da una distanza di quasi 69 metri.

Sempre contro il malcapitato Uruguay, Pelé si produsse in una delle più sbalorditive finte mai viste nella storia del gioco: lanciato da un filtrante di Tostao verso il portiere avversario in uscita, O Rei lasciò sfilare il pallone alla sua destra, mentre lui proseguiva la corsa oltre il disorientato estremo difensore, scavalcandolo e recuperando quindi la sfera prima di girarla verso la porta di prima intenzione. La conclusione terminò a lato di un nonnulla, deprivandoci purtroppo di quello che sarebbe stato uno dei gol più stupefacenti di ogni tempo.

E, ancora, va ricordato il memorabile quarto gol che il Brasile segnò all’Italia in finale: tra i più iconici della storia di questo sport, la rete di Carlos Alberto fu anche l’epitome di una filosofia di gioco. Una costruzione paziente, seguita da un’accelerazione devastante e dalla chirurgica efficacia di fronte alla porta.

Carlos Alberto goal v Italy

A quel gol si era arrivati con nove passaggi: la tipica preparazione al tiro del Brasile.

La Seleçao vantava una media sequenze di almeno 10 passaggi rispetto a qualsiasi altra squadra alle finali del 1970:

1970 Sequenze di almeno 10 passaggi su azione a partita

SquadraSequenze
Brasile5.2
Inghilterra3.5
Cecoslovacchia2.7
Perù2.5
Romania2.3
Media torneo1.9

E, come si può vedere dalla tabella sottostante, i brasiliani usavano tenere palla finché non individuavano il momento giusto per colpire, muovendosi con la grazia e il ritmo di una lenta, rapida, veloce samba:

1970 Passaggi per sequenza e durata delle sequenze

SquadraMedia passaggi/SequenzaMedia secondi della sequenza
Brasile3.611.5
Germania Ovest3.110.6
Inghilterra3.210.5
Romania3.010.2
Cecoslovacchia3.010.0

In quel quarto e ultimo gol rifilato all’Italia ci fu, al solito, lo zampino di Pelè, che confezionò il sesto assist nella competizione, stabilendo così anche un record di passaggi vincenti in una singola edizione di Coppa del Mondo, tra quelle analizzate da Stats Perform. O Rei ha mandato al tiro i compagni 28 volte in totale, 27 su azione. Soltanto Johan Cruyff ha fatto meglio (29) nel 1974 in un singolo Mondiale, a partire dal 1970, ma con più gare all’attivo.

Assist in un singolo Mondiale dal 1966

PlayerTeam & YearAssists
PeléBrasile 19706
MaradonaArgentina 19865
LittbarskiGermania Ovest 19825
BadochaPolonia 19745
HäßlerGermania 19945

Oltre a questi sei assist, Pelé firmò anche quattro reti ed è stato il secondo giocatore più prolifico al Mondiale del 1970 se sommiamo gli ‘expected goals’ agli ‘expected assists’ considerando i 90 minuti di gara. Meglio di lui ha fatto soltanto Gerd Müller (10 reti), ma come si può notare dalla tabella sottostante, entrambi staccano di molto qualsiasi altro giocatore nella competizione considerando la combinazione xG+xA:

 

Il tre volte vincitore della Coppa del Mondo non era solo grazia e astuzia. Dopo aver subito numerosi infortuni nelle edizioni del 1962 e 1966, Pelé ha dimostrato di saper anche difendersi ai Mondiali del 1970. Soltanto cinque giocatori, a partire dal 1966, hanno commesso in una singola edizione della competizione, un numero maggiore di interventi fallosi rispetto ai 23 fischiati al fenomeno brasiliano nel ’70. Pelé si è ritirato dal calcio internazionale nel 1971 e, da allora, il Brasile non è più riuscito a emulare l’indelebile successo di quella squadra del 1970. Nonostante la Seleçao abbia vinto la Coppa del Mondo nel 1994 e poi nel 2002, ci sono state critiche nei confronti dello stile di gioco sciorinato da quelle squadre, mentre il bellissimo modo di giocare delle formazioni scese in campo nel 1982 e 1986 alla fine non è stato ricompensato, essendo state eliminate anzitempo dalla competizione.

Forse aveva ragione Andy Warhol quando disse: “Pelé è uno dei pochi che ha contraddetto la mia teoria: invece di quindici minuti di fama, ne avrà per quindici secoli”. E mentre il dibattito prosegue, i numeri continuano a darci altri spunti di riflessione.