Skip to Main Content
Audience Engagement, Fan Engagement, Media & Tech

Ricordando La Partita del Secolo: 50 anni dopo

 

Il 17 giugno 1970 nello Stadio Azteca di Città del Messico si giocó una delle partite più incredibili della storia dei Mondiali di Calcio. L’Italia riuscì a superare la Germania Ovest dopo una sfida infinita e ben sette reti. Con l’aiuto di due protagonisti di quella partita, Stats Perform vuole rendere omaggio a quel memorabile pomeriggio di 50 anni fa.

 

By: Stefano Faccendini

Sulla parete esterna dell’iconico Estadio Azteca di Città del Messico si trova una targa che commemora una delle partite più iconiche della storia della Coppa del Mondo FIFA.

La partita, che si è svolta esattamente 50 anni fa oggi, ha visto come avversari gli allora due volte campioni del mondo dell’Italia e i vincitori della competizione del 1954 della Germania Ovest: in palio un posto nella finale dei Mondiali 1970.

Quella targa reca la seguente iscrizione: El estadio Azteca rinde homenaje a selecciones de Italia (4) y Alemania (3) protagonisti nel Mundial de 1970 del PARTIDO DEL SIGLO. 17 giugno 1970.

Tradotto in italiano, Partido Del Siglo significa “Partita del secolo”.

Si stima che oltre 30 milioni di persone in Italia abbiano visto la loro squadra conquistare quella famosa vittoria in televisione e, data la differenza di fuso orario tra Europa e Messico, dovettero aspettare fino alle 2 del mattino per festeggiare il loro successo nelle strade.

Per celebrare il cinquantesimo anniversario abbiamo parlato con due dei marcatori degli Azzurri, Roberto Boninsegna e Gianni Rivera, che insieme riflettono su ciò che accadde quella notte con un piccolo aiuto di alcuni numeri chiave dell’archivio della Coppa del Mondo di Stats Perform.

Gli Azzurri a pochi minuti da un’altra vittoria per 1-0

Come è stato spesso il caso nelle principali competizioni, l’Italia era passata alle fasi a eliminazione diretta senza entusiasmare. Aveva superato il proprio gruppo senza subire gol, ma era riuscita a segnare solo una volta nelle loro tre partite, contro la Svezia, grazie a Angelo Domenghini. Dal canto loro invece, i Tedeschi si erano qualificati tre vittorie su tre e dieci gol all’attivo.

Entrambe le squadre erano andate in svantaggio nei rispettivi quarti di finale, tuttavia gli Azzurri erano riusciti comodamente a battere i padroni di casa del Messico per 4-1, mentre per  Beckenbauer & Co. ci volle un’impresa  per recuperare lo 0-2 contro i detentori dell’Inghilterra e vincere 3-2 dopo i tempi supplementari diventando subito i favoriti per la finale.

Boninsegna aveva giocato ogni minuto della campagna italiana in vista della semifinale e guardando indietro, ancora oggi pensa che la squadra, guidata da Ferruccio Valcareggi, sia migliorata durante la competizione mentre si acclimatava all’altitudine dell’America Centrale.

“L’Italia è sempre stata una squadra che preferisce giocare in contropiede, quindi ogni allenatore decide le tattiche in base alle caratteristiche dei giocatori”, spiega.

“All’inizio abbiamo sofferto, ma più giocavamo, più entravamo in forma, perché quando si gioca a duemila metri (sopra il livello del mare) bisogna entrare nel ritmo, bisogna allenare il proprio corpo e cambiare la respirazione “.

Quando l’arbitro fischió il calcio d’inizio fu la squadra che partiva sfavorita ad iniziare in modo più convincente. Boninsegna aprì le marcature all’ottavo minuto con un tiro da fuori area. Dopo essere passata in vantaggio, gli italiani rimasero compatti in difesa e, secondo il loro piano di gioco, cercarono di colpire in contropiede.

Dopo aver mantenuto il vantaggio per 82 minuti, sembrava che un gol potesse essere ancora una volta sufficiente per chiudere la partita. Tuttavia, nei momenti finale il difensore tedesco Karl-Heinz Schnellinger, che all’epoca militava insieme a Rivera nel Milan, pareggió con il suo unico gol in 47 presenze in nazionale.

“Pensavamo di esserci qualificati e invece siamo andati in tempi supplementari”, riflette Boninsegna.

“È stato un errore incredibile della nostra difesa – nessuno ha notato Schnellinger entrare da dietro. Si addormentarono.

“Non puoi concedere un gol del genere al secondo minuto di recupero in una semifinale di Coppa del Mondo, tuttavia, con il senno di poi, dobbiamo essere grati per quell’errore perché è stato solo ai tempi supplementari che siamo diventati i protagonisti della Partita del Secolo.”

Se vedi la porta, provaci

Con la partita che si giocava a metà pomeriggio e in uno stadio situato a 2200 metri sul livello del mare, fu solo una volta che iniziarono i supplementari, con la stanchezza che cominció a farsi sentire, che davvero inizió a prendere vita la partita del secolo.

Per i puristi del gioco moderno interessati a guardare le squadre che adottano un approccio basato sul possesso, la Coppa del Mondo del 1970 non sarebbe quella da raccomandare per una loro attenta visione. Di tutti i Mondiali disputati dal 1966 in poi la media di Messico 70 di 374 passaggi per partita è nettamente la piú bassa.

Ció che mancó in termini di passaggi e possesso venne più che compensato in termini di occasioni da gol. La media di tiri per squadra di 20,8 é il massimo registrato in qualsiasi edizione di Coppa del Mondo nello stesso periodo e questo approccio diretto – il numero medio di passaggi nelle sequenze che hanno portato alle conclusioni di ciascuna squadra è stato circa di due – fece sí che si registró il maggior numero di gol segnati nei tempi supplementari nella storia dei Mondiali.

Dopo aver pareggiato così tardi, tutti ora puntavano sulla Germania e nessuno fu davvero sorpreso quando Gerd Müller capitalizzó un errore fatto dell’appena subentrato Fabrizio Poletti per portarsi avanti 2-1. Tuttavia, il vantaggio tedesco duró solo quattro minuti, un insolito errore della difesa tedesca premise al difensore italiano Tarcisio Burgnich di ripristinare la parità da distanza ravvicinata.

Boninsegna riprende la storia di ciò che accadde durante quei frenetici primi 10 minuti del primo tempo supplementare:

“Il loro secondo gol è stato il risultato di un malinteso tra il nostro portiere e un difensore e in quel momento è stato difficile reagire perché eravamo passati dall’essere in vantaggio e quasi in finale a subire un gol nel recupero e subito dopo ci siamo trovati dietro e per di piú contro un avversario forte come la Germania.

“Ma c’era ancora tempo e non ci siamo arresi. Fortunatamente anche loro hanno commesso un grosso errore in difesa. Un controllo sbagliato di uno dei loro difensori in area è diventato un assist per Burgnich che ha portato il punteggio sul 2-2. “

Dopo la paura dello svantaggio, un perfetto contropiede, dolcemente concluso da Gigi Riva, riportó gli Azzurri al comando appena un minuto prima dell’intervallo. Anche quel vantaggio fu peró di breve durata, quando Gerd Müller riuscí a trovare lo spazio giusto in seguito ad azione di calcio d’angolo.

In totale, Riva tentó 11 conclusioni in ​​porta durante la partita. Nessun giocatore italiano ha mai tirato di più in una gara a eliminazione diretta dei Mondiali e l’ex attaccante del Cagliari è tuttora il miglior marcatore con la maglia dell’Italia. Müller invece fece registrare un miglior tasso di realizzazione durante i 120 minuti (28% vs 9%) e anche lui mantenne il record di miglior marcatore per il suo paese fino al 2014, quando il suo totale di 68 gol fu infranto da Miroslav Klose.

Nel ricordare le loro gesta, Boninsegna ricorda due giocatori con stili contrastanti, ma con effetti simili.

Dice “Müller e Riva: due giocatori con caratteristiche diverse, il primo era più di un attaccante da rea di rigore mentre a Riva piaceva partire da lontano. Tuttavia a quei tempi erano entrambi tra i migliori giocatori del mondo “.

Stranamente, tutti i gol subiti dagli Azzurri furono concessi da situazioni di palla inattiva (due da calcio d’angolo, uno a seguito di una rimessa), record negativo in una singola partita dal 1966, e permisero agli avversari di pareggiare due volte, un evento che è successo solo quattro volte nell’intera storia della Coppa del Mondo dell’Italia.

Invece di soffermarsi sulle carenze difensive della sua squadra in quel pomeriggio di 50 anni fa, Boninsegna preferisce concentrarsi sulla qualità dell’approccio tedesco ai calci piazzati.

“Quando subisci gol da una situazione di palla inattiva, c’è sempre un po’ di disattenzione, ma dobbiamo anche considerare la qualità degli avversari”, dice.

“Devi essere bravo nel programmare le tue corse, nel gioco aereo ed essere molto organizzato nei tuoi schemi”.

Il momento decisivo

Prima della semifinale, Gianni Rivera era apparso in soli 90 minuti della competizione, e la metà di quelli erano arrivati nei quarti di finale contro il Messico.

La preferenza di Valcareggi per Sandro Mazzola nella formazione di partenza degli Azzurri era quantomeno controversa, dato che il centrocampista del Milan era in quel momento detentore del Pallone d’Oro dopo aver aiutato la sua squadra a vincere la Coppa dei Campioni del 1969.

La sua esclusione generó moltissime polemiche e si parlava di grande disarmonia dietro le quinte ma dopo aver segnato un gol e fornito un assist dopo essere entrato dalla panchina contro il Messico, il suo ingresso all’intervallo in semifinale ebbe un impatto chiave. L’allora ventiseienne ‘golden boy’ del calcio italiano creo’ tre occasioni da gol prima di realizzare il gol vittoria della partita pochi secondi dopo il secondo pareggio della Germania Ovest.

Direttamente dal calcio d’inizio, Rivera ricevette la palla prima di iniziare e finire un’azione senza un singolo tocco da parte di un giocatore tedesco. La sequenza, dall’inizio alla fine, fu di 20,9 secondi e composta da sei passaggi, di gran lunga il massimo per qualsiasi tiro registrato in questa straordinaria partita.

Ricordando il suo gol decisivo, Rivera ricorda come l’Italia colse di sorpresa i tedeschi.

“Fino alla fine di quella partita, il risultato era sempre in equilibrio, sia se fossimo in vantaggio o stessimo dietro. Ogni partita è imprevedibile e quella partita lo ha dimostrato piú di ogni altra”, afferma Rivera.

“Quel quarto goal non avrebbe potuto essere segnato oggi visto che adesso quando si riprende il gioco dopo un gol, bisogna passare la palla indietro. Invece fummo testardi e coraggiosi e dopo aver subito il 3-3 pensammo subito di approfittare del momento di euforia dei tedeschi e di attaccare immediatamente, di reagire immediatamente. E ha funzionó. “

L’assist per l’attaccante del Milan fu di Boninsegna che arrivó nell’area di rigore prima di metterla in mezzo dalla sinistra.

“Per il quarto gol ho praticamente fatto tutto io. Anche se Rivera è stato bravo a mantenere la calma, a farsi trovare al posto giusto e ad aspettare il movimento di Maier, il portiere tedesco, e a prenderlo in controtempo. Peró gli misi la palla sul dischetto del rigore, fu come un rigore in movimento.

“Certo, si avvicinava la fine dei tempi supplementari e in quelle condizioni, rimanere freddo e finire in quel modo ha mostrato la classe di Rivera. I miei ricordi? Ricevetti un passaggio lungo da Facchetti, prima di scambiare alcuni colpi con uno dei loro difensori mentre correvamo insieme verso la loro area fino a quando non mi sono avvicinato alla linea di fondo. Era diventato difficile impossibile tirare, quindi ho messo la palla nel mezzo sperando che Riva o Rivera fossero lì. Fortunatamente Gianni era lì. ”

Sopravvivere l’assalto prima di arrendersi contro il Brasile

Nonostante l’eroismo di Franz Beckenbauer, che continuó a giocare nonostante si fosse slogato un braccio, la Germania Ovest non riuscí a raggiungere una seconda finale consecutiva di Coppa del Mondo.

In totale, i tedeschi tentarono il maggior numero di tiri di qualsiasi squadra in una singola partita di Coppa del Mondo tra il 1966 e il 2018 (46). Tuttavia, secondo gli Expected Goals, i tre goal che hanno segnato erano in linea con la qualità del gioco costruito, visto il numero di tentativi a bassa probabilità da lungo raggio. In confronto l’Italia andó al tiro molto meno, ma con incredibile efficienza (xG 1.4).

Mentre la corsa degli Azzurri fino alle semifinali si era basata sulla solita efficienza difensiva, questa fu un’occasione in cui il peso della qualificazione gravó sulle spalle degli attaccanti. Era la prima volta che avevano vinto una partita di Coppa del Mondo dopo aver subito tre gol e il loro portiere, Ricky Albertosi, dovette anche effettuare 10 parate, il massimo in una singola partita dei Mondiali da parte di qualsiasi portiere italiano fino al 1994, quando Gianluca Pagliuca eguaglió questo record nella finale senza reti del 1994.

Sfortunatamente per loro, gli italiani non furono in grado di ripetere la loro prestazione in semifinale quando si trovarono davanti Brasile qualche giorno dopo. Dopo essere arrivati all’1-1 all’intervallo, dopo che Boninsegna aveva cancellato il vantaggio di Pelé, tre gol nel secondo tempo per i sudamericani fecero sì che il trofeo Jules Rimet tornasse in Brasile per la terza volta.

Un giocatore che non fu in grado di influenzare il risultato fu stato Rivera, che nonostante la sua impressionante prestazione in semifinale, seppur entrato a partita iniziata, fu nuovamente escluso dalla formazione iniziale e limitato a un breve cameo di solo pochi minuti.

Guardando indietro, Boninsegna è convinto che si trattó di un grave errore da parte degli Azzurri.

“Perdere una finale di Coppa del Mondo non succede tutti i giorni. Alla fine del primo tempo, eravamo 1-1 e almeno a quel punto Rivera sarebbe dovuto entrare come giá successo nei quarti o in semifinale. Non partire con Rivera in finale fu un errore enorme, incredibile. L’anno prima aveva vinto il Pallone d’Oro, era uno dei migliori giocatori al mondo.

“Forse avremmo perso lo stesso ma almeno non avremmo avuto rimpianti.”

Per quanto riguarda il protagonista stesso, Rivera, e’ tuttora convinto che fu una decisione politica a privarlo di un posto da titolare e dopo 50 anni, sente ancora che avrebbe potuto avere un impatto nella finale.

“Mi sentivo molto in forma in quel periodo e mi dispiace non aver potuto dare il mio pieno contributo in finale, la partita contro il Brasile sarebbe stata perfetta per me”, riflette.

“Cosa penso della mia esclusione in finale? Forse la migliore risposta, anche se scherzosamente, è stata data da Pele, che ha detto “se Rivera non gioca, l’Italia vince, perché devono essere molto forti per rinunciare a un giocatore come lui.

“C’era Pele, vero, ma quel Brasile era battibile. Li avevamo battuti anni prima e con il Milan avevo battuto il Santos di Pelé. Il problema è che molti giocatori erano stanchi quel giorno, non si erano ripresi (dalla semifinale).

“Avremmo dovuto dare spazio maggiormente ai giocatori di qualità che avevano speso meno energia, come me, ma dovemmo subire una decisione politica che non ci permise di giocare ad armi pari”.

Mentre ancora si discute se furono le energie spese durante la Partita del secolo a fermare l’Italia in corsa per il terzo titolo mondiale, la campagna nel suo insieme fu un successo per gli Azzurri, che prima di iniziare non erano considerati assolutamente tra i favoriti del torneo.

Quella semifinale memorabile vivrà comunque a lungo nella memoria e nei 50 anni trascorsi da allora c’è stata solo un’altra occasione in cui gli italiani sono stati in grado di segnare più di un gol in una partita competitiva nei tempi supplementari.

Quella partita è stata un’altra semifinale di Coppa del Mondo, che si è svolta nel 2006. Il loro avversario quel giorno? Di nuovo la Germania.

Quella volta, però, furono in grado di fare un passo in piú ed alzare la coppa per la quarta volta.

Roberto Boninsegna e Gianni Rivera sono stati intervistati da Isabella Mazzia, Stats Perform VJ a Milano.